Storie e relazione annuale  |  Relazione annuale

Relazione annuale 2020
ll report annuale 2020 si concentra sulle donne che lavorano all’interno della ORS

L'ORS pubblica il suo report annuale 2020 che si concentra sul personale femminile. Le donne rappresentano il 37% di tutti i 1300 dipendenti, ma l'azienda vede ancora un margine di miglioramento. I ritratti delle colleghe che lavorano in vari mandati e funzioni, forniscono una visione della loro vita lavorativa quotidiana. Così facendo, documentano le diverse sfide dell'accoglienza, della cura e dell'integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il 2020 è stato segnato dalle conseguenze della pandemia del coronavirus, ma tuttavia l'azienda è riuscita a garantire la sua redditività nonostante un leggero calo delle entrate.

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Immersione nel mondo di ORS
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Storie e relazione annuale  |  Reportage

Reportage dagli alloggi

Sul tempo di creazione di ORS nel centro di prima accoglienza provinciale a Sigmaringen

Costruire un alloggio per i richiedenti l’asilo potrebbe suonare inizialmente come l’addomesticamento di una tigre di carta: obiettivi di rendimento, processi, gestione della qualità. Invece si tratta piuttosto di prendersi cura dei rifugiati nel miglior modo possibile. Questa è la realtà, perciò oltre alla competenza sociale è necessaria anche l’efficienza e molto lavoro, come dimostra l’esempio di Sigmaringen.

Approfondimenti sul programma di integrazione lavorativa di ORS

Più di 56 000 persone vivono in Svizzera con lo status di rifugiati. La maggior parte è senza lavoro. Per il settore pubblico questo è molto dispendioso, toglie potenziale forza lavoro all’economia e parte della propria autostima alle persone interessate poiché non sono in grado di sostenersi autonomamente. Se più persone avessero un lavoro sarebbe vantaggioso per tutti.

Cosa significa gestire un centro per richiedenti l’asilo cantonale

Chi arriva in Svizzera bussando alla porta per chiedere asilo ha già affrontato un lungo viaggio e porta sulle spalle una storia difficile. Ma per i richiedenti l’asilo non c’è tempo per riposarsi, la prossima sfida li attende già:  l’integrazione. Nel Canton Friburgo, ORS mostra come le persone che arrivano vengono accompagnate verso le tappe successive del loro percorso.

 

Storie e relazione annuale  |  #Noi siamo ORS

Un ponte per le persone

Già durante la sua infanzia in Sudan, Taha ha imparato da suo nonno a dedicarsi alle persone bisognose offrendo mediazione e consiglio. È sposato con una donna svizzera e sogna di potersi dedicare un giorno ai bambini di strada.

Da quasi un decennio Taha, 51 anni, si occupa dell’assistenza dei richiedenti l’asilo. Nell’ambito dell’assistenza alle persone, funge da ponte tra diverse culture. Nel delicato punto d’intersezione tra speranza, rassegnazione e frustrazione, il 51enne di origini sudanesi tenta di mitigare i conflitti nel centro di rimpatrio di Rohr, nei pressi dell’aeroporto di Zurigo, e di trattare le persone con rispetto, indipendentemente dallo statuto di soggiorno.

Oggi è vicedirettore di un centro di rimpatrio e si occupa di assistere circa 70 persone. Trovare il giusto equilibro tra vicinanza e distanza nell’assistenza quotidiana rappresenta per lui una sfida. Sebbene non sia responsabile per le decisioni delle autorità competenti, fa in modo di accompagnare le persone assistite nel miglior modo possibile nel corso della giornata rispettando le condizioni quadro prestabilite.

 

Storie e relazione annuale  |  #Noi siamo ORS

Semplicemente esserci

Dallo scoppio della crisi legata al coronavirus, Simone Merk, assistente del centro federale d’asilo di Berna, si trova di fronte alla sfida di rassicurare i residenti sui pericoli di contagio mediante attività di sensibilizzazione. Inizialmente le indicazioni sul rispetto delle norme igieniche e sulla distanza non sono state prese molto seriamente. Eppure nel frattempo ha l’impressione che i richiedenti l’asilo siano più attenti e comprensivi. “Dobbiamo essere presenti 24 ore su 24 per i richiedenti l’asilo e continuare a svolgere il nostro lavoro con la stessa responsabilità e scrupolosità come prima del coronavirus”, l’assistente descrive così la sua motivazione, e aggiunge: “Il bisogno di informazioni è enorme. Più siamo presenti per loro, meglio possiamo informarli e quindi anche tranquillizzarli”. A questo si collega anche il suo desiderio affinché tutte le colleghe e i colleghi mantengano i nervi saldi supportandosi e incoraggiandosi reciprocamente. 

Storie e relazione annuale  |  Salute

Prospettiva salute: perché ogni tanto intendiamo qualcosa diversamente rispetto a quello che diciamo

A seconda di ogni cultura, taluni temi collegati alla salute divengono dei tabù e richiedono un approccio molto sensibile. I nostri eventi informativi vengono sempre svolti con il supporto di persone specializzate e di fiducia delle culture di riferimento. Il setting è sicuro e l’atmosfera rilassata.

Nel caso ad esempio della mutilazione genitale femminile (Female Genitale Mutilation “FGM”), non invitiamo mai a partecipare concretamente all’evento. Questo tema rappresenta un grande tabù e intimidisce nel confronto diretto. Preferiamo quindi organizzare workshop che hanno per argomento la “Gravidanza”, “La salute delle donne” o simili in cui integrare il tema. Il discorso viene quindi affrontato in maniera situazionale e indiretta con lo scopo di informare le donne interessate sulla possibilità di un trattamento e consentire loro l’accesso a cure mediche.

Storie e relazione annuale  |  Prevenzione

Prevenzione dei conflitti e sicurezza

La nostra principale preoccupazione è garantire la sicurezza di tutte le persone che ci sono state affidate, dei team e degli altri soggetti coinvolti. Nei nostri programmi di assistenza e sicurezza prestiamo attenzione ai seguenti punti:

Prevenzione attraverso l’informazione

Con informazioni chiare e trasparenti e colloqui individuali all’ingresso, eventi di follow-up e una gestione organizzata delle segnalazioni, garantiamo la comunicazione di informazioni corrette al momento giusto e nel luogo giusto. L’obiettivo è evitare malintesi e la diffusione di informazioni errate negli alloggi.

Prevenzione attraverso un’infrastruttura intelligente

Creiamo profili di movimento e organizziamo i percorsi, gli accessi e le uscite in modo da lasciare liberi i passaggi e da evitare possibili fonti di conflitto dovute ad assembramenti di persone. I nostri arredamenti sono semplici, ospitali e funzionali e organizzati in modo da offrire spazi sufficienti, percorsi chiari e segnalazioni ma anche la possibilità di ritirarsi.

Prevenzione attraverso l’“assistenza domiciliare”

Cerchiamo quotidianamente il contatto con i richiedenti l’asilo e i rifugiati e siamo presenti negli alloggi. Possiamo quindi valutare in anticipo se il clima e l’atmosfera negli alloggi sono mutati e adottare le misure adeguate.

Per offrire ai residenti una struttura stabile e una routine, proponiamo numerose misure a favore dell’occupazione, oltre ad attività sportive e creative

Prevenzione attraverso team validi e preparati

Fin dal primo giorno prepariamo adeguatamente i nostri collaboratori allo svolgimento dei loro compiti. Oltre a principi guida, linee guida assistenziali, corsi di benvenuto ed e-learning, attribuiamo grande importanza a un approccio professionale in termini di vicinanza e distanza. I nostri dirigenti perseguono una gestione collaborativa e orientata ai lavoratori scambiando quotidianamente le proprie opinioni anche nell’ambito di riunioni protocollate a cadenza regolare. Le responsabilità e le competenze sono regolate in modo chiaro e i profili professionali sono definiti nel dettaglio e comprovati. I collaboratori e i dirigenti hanno la possibilità di continuare a formarsi con la nostra offerta di corsi di specializzazione e di gestione.

 

Programmi di intervento in situazioni di crisi e programmi di sicurezza

Nei casi di emergenza adottiamo il modello ABC e facciamo affidamento su una chiara catena di comunicazione e di incarichi. L’organizzazione per la gestione delle emergenze è provata e testata e si basa su liste di controllo e procedure chiare. Negli interventi in situazioni di crisi, a seconda delle necessità facciamo ricorso a psicologi e/o al servizio di supporto umano nell’emergenza offrendo un adeguato supporto di follow-up mediante supervisioni o intervisioni.